Gas, la Germania attiva il livello di allarme nel piano d’emergenza: “Risorsa ormai rara”. Il tetto al prezzo nelle conclusioni del Consiglio Ue


MILANO – La situazione del gas sempre al centro dell’attenzione delle cancellerie europee, dopo che la Russia ha iniziato a tagliare i flussi e l’Agenzia internazionale dell’energia ha allertato: “L’Europa si prepari a uno stop totale”. Dopo le indiscrezioni della Bloomberg, il ministro tedesco dell’Economia, Robert Habeck, ha annunciato l’attivazione del livello di “allarme” nel suo piano di emergenza: si tratta del secondo livello, su tre, del grado d’intervento. Sale dunque l’alert nella più grande economia europea dopo la chiusura dei rubinetti da parte di Gazprom. Una decisione che arriva proprio nel giorno in cui apre a Bruxelles il vertice europeo che dovrà discutere anche il tetto al prezzo del gas per contenere gli aumenti provocati dalla crisi ucraina.

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“Il gas è ora una merce rara in Germania”, ha detto ai giornalisti il ministro Habeck. Lui che è anche vicecancelliere ha quindi dato un senso dell’urgenza: “Dobbiamo ridurre l’uso del gas già d’estate”, ha affermato. L’estate è “ingannevole”, “ma l’inverno arriva e dobbiamo riempire i depositi”, ha aggiunto.

L’attivazione della fase due porta la Germania un passo avanti verso la terza e ultima fase che potrebbe vedere il razionamento del gas nella principale economia europea. Quando si arriverà al razionamento del gas in Germania? “Spero mai”, ha risposto Habeck in conferenza stampa. Ma ha anche ammesso: “Non posso escludere completamente uno scenario del genere”, per quanto il governo lavori per evitarlo. A questo livello di alert, il governo tedesco avrebbe l’opzione di far passare una legislazione che consenta alle compagnie di passare gli extra-costi su famiglie e imprese, spiega ancora la Bloomberg, e la riaccensione di centrali a carbone per contenere il consumo di gas. Lo step successivo porterebbe la distribuzione energetica sotto l’ombrello dello Stato, con possibilità di razionamenti perché l’offerta non sarebbe in grado di rispondere alla domanda.

Habeck già mercoledì ha spiegato alla Confindustria tedesca la gravità della situazione, dicendo che “la crisi del gas potrebbe essere peggiore della pandemia”. Ma non per questo ha mollato il punto sul piano di addio al nucleare, che sta dividendo la politica tedesca: “L’opzione di una proroga non c’è innanzitutto per motivi legati alla sicurezza”, hanno spiegato i portavoce del suo ministero e di quello dell’Ambiente. Ma le riserve sono anche di altra natura: “Il taglio del gas pone un problema di calore, non di elettricità. Le centrali nucleari producono soltanto elettricità e non darebbero un contributo rilevante alla soluzione del problema”, ha spiegato il portavoce Gabriel Haufe, incalzato in conferenza stampa a Berlino. Habeck ha invece annunciato domenica scorsa di voler ricorrere di più alle centrali a carbone, e questo nonostante abbia fatto inserire nel programma di governo che la Germania rinuncerà questa fonte energetica entro il 2030.

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La Germania, che dipende dalla Russia per più di un terzo delle sue forniture di gas, aveva acceso la prima spia del semaforo alla fine di marzo, quando l’oggetto del contendere con il Cremlino erano i pagamenti delle forniture in rubli. Ora ha riempito gli stoccaggi per il 58% circa, un livello leggermente superiore a quello italiano, ma punta ad arrivare a novembre come noi intorno al 90%.

Il gas è al centro anche delle discussioni al Consiglio europeo e il riferimento al price cap entra nell’ultima versione della bozza di conclusioni. Il paragrafo dei temi economici vede l’aggiunta nel quale si legge che il Consiglio “nel contrasto all’uso come arma del gas da parte della Russia e richiamando le conclusioni del 31 maggio, invita la Commissione a perseguire nei suoi sforzi nell’assicurare le forniture energetiche a prezzi accessibili”. Le conclusioni del vertice di maggio invitavano la Commissione ad esplorare le opzioni per calmierare i prezzi, inclusa quella di un price cap temporaneo.



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