Germania, la tensione sul gas resta alta. Il ministro Habeck: “Possibili chiusure di industrie”


MILANO – Berlino tiene alta la tensione sul fronte del gas. All’indomani dell’innalzamento del livello di allerta (al secondo di tre step), e del riconoscimento pubblico del fatto che la prima economia europea si sta avviando verso una carenza di materia prima se le forniture di quello russo rimarranno basse come lo sono ora, il ministro dell’Economia e vicecancelliere Robert Habeck spiega al Der Spiegel che alcune industrie dovranno chiudere, se non ce ne sarà a sufficienza in inverno. Parole che piovono nel mezzo del vertice europeo dove si gioca la partita per la proposta italiana di imporre un tetto al prezzo all’ingrosso della materia prima.

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Habeck ha prospettato la possibilità di ulteriori agevolazioni per le aziende e le persone colpite dalla mancanza di gas, ma ha avvertito che non sarà possibile assorbire tutti gli effetti, si legge su Der Spiegel. In caso di livelli di fornitura insufficienti in vista del prossimo inverno, “le aziende dovrebbero interrompere la produzione, licenziare i loro lavoratori, le catene di approvvigionamento crolleranno, le persone si indebiterebbero per pagare le bollette del riscaldamento, la gente diventerebbe più povera”, ha detto Habeck, sottolineando che si tratta di una precisa strategia del presidente russo, Vladimir Putin, mirata a dividere il paese.

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Uno scenario assai fosco che fa il paio con quello tracciato all’emittente ARD da Klaus Mueller, il capo dell’Autorità della rete tedesca, citato da Reuters: i consumatori potrebbero vedere i loro costi energetici salire al doppio o al triplo, è già ora in alcuni casi sono tra il 30% e l’80% più alti a causa degli aumenti dei prezzi dello scorso autunno. I vari scenari analizzati dall’Authority, ha ammesso, “non sono belli e significano o troppo poco gas alla fine dell’inverno o addirittura situazioni già molto difficili in autunno o durante l’inverno”.

Per quel che riguarda le forniture della giornata, Gazprom ha fatto sapere che sta continuando a pompare gas attraverso l’Ucraina, ma attraverso il punto d’ingresso di Sudzha risultano attesi – dice Reuters – 42,1 million di metri cubi per venerdì, in calo dai 42,6 di giovedì. Gazprom ha detto che la consegna attraverso l’altro snodo di Sokhranovka è stata ancora rifiutata. Una stretta si registra invece in Ungheria, dove il gruppo energetico MOL ha dimezzato a 50 litri al giorno il massimo rifornimento consentito agli automobilisti, un modo per cercare di evitare interruzioni al rifornimento che potrebbero scatenarsi dopo che il governo di Orban ha messo un tetto al prezzo retail sia per il diesel che per la benzina a 1,27 dollari al litro. Un tetto limitato solo alle auto con targa ungherese, il che ha pure generato attrito con l’Europa.

Tensione c’è sempre sui mercati, dove le quotazioni del gas naturale all’hub olandese TTF riprendono a salire. Prima a 136 euro al Megawattora (MWh), poi il prezzo è andato 134,5 euro al Megawattora (MWh). Aggiornamento intanto sul livello di riempimento degli stoccaggi: in Italia ha raggiunto il 55,56%, in crescita dello 0,15% rispetto a due giorni fa e leggermente sopra la media europea che è del 54,77%. Secondo i dati Gie-Agsi, il nostro Paese è all’ottavo posto in Europa per quantità di gas stoccato. In cima alla classifica c’è il Portogallo (99,53%), seguito da Polonia (96,98%), Danimarca (77,1%), Repubblica ceca (73,42%), Spagna (71,46%), Francia (58,97%) e Germania (58,92%). Il Parlamento europeo ieri ha dato il via all’accordo raggiunto con gli Stati membri sul regolamento proposto dalla Commissione Ue per mantenere piene le riserve di gas prima dell’inizio dell’inverno. L’obiettivo è arrivare a uno stoccaggio dell’80% entro il primo novembre 2022 e al 90% a partire dal 2023.



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