Istat, inflazione record a maggio: +6,9%. Stime sul Pil: +0,1%


MILANO – Non si ferma la corsa dei prezzi. Dopo il parziale rallentamento registrato ad aprile l’inflazione a maggio segna un nuovo record. Stando alle stime preliminari, a maggio i prezzi sono saliti dello 0,9% su base mensile e del 6,9% su base annuale, il rialzo maggiore dal 1986. A correre sono come sempre i beni energetici che a cascata hanno però influenza su tutte le altre categorie di beni. Nel dettaglio, l’inflazione corre per l’aumento dei prezzi dei Beni energetici (la cui crescita passa da +39,5% di aprile a +42,2%) e in particolare degli Energetici non regolamentati (da +29,8% a +32,4%; la crescita dei prezzi degli Energetici regolamentati è stabile a +64,3%), dei Beni alimentari (da +6,1% a +7,1%), soprattutto dei Beni alimentari lavorati (da +5,0% a +6,8%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,4% a +4,4%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +5,1% a +6,0%).

Visco: “No a vane rincorse salari-prezzi”, l’inflazione scenderà nel 2023

di

Vittoria Puledda



Corre il carrello della spesa

Di conseguenza ad accelerare è anche il cosiddetto carrello della spesa, cioè il paniere di beni alimentari e della cura della casa e della persona.  I prezzi crescono del 6,7%, dal +5,7% di aprile su base annuale e dello 0,9% su base mensile. “Gli alimentari lavorati fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto ‘carrello della spesa’ che si porta a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 (quando fu +7,2%)”, spiega l’Istat. Accelerano anche i prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,8% a +6,7%).

Pil rivisto al rialzo

Nonostante la guerra e le pressioni inflazionistiche il primo trimestre dell’anno è comunque andato meglio delle attese per la nostra economia. Nei dati diffusi oggi l’Istat ha sensibilmente rivisto le stime preliminari comunicate il mese scorso e nel primo quarto dell’anno indica una crescita dello 0,1% su base congiunturale, rispetto al -0,2% delle stime precedenti.  La revisione congiunturale di 0,3 punti percentuali, benché di rilievo – spiega l’Istat -, non rappresenta una eccezione assoluta in questo periodo ancora influenzato dalla pandemia, visto che nel primo trimestre del 2021 la revisione al rialzo era stata di 0,5 punti. “La ripresa è stata determinata soprattutto alla domanda interna e in particolare agli investimenti a fronte di un contributo negativo della domanda estera”, spiega l’Istituto di statistica. “Sul piano interno, l’apporto dei consumi privati è stato negativo mentre è risultato nullo sia quello delle amministrazioni pubbliche, sia quello della variazione delle scorte. In buona ripresa anche ore lavorate e unità di lavoro, a fronte di una crescita più lieve dei redditi pro capite e di una stazionarietà delle posizioni lavorative”.

 

Crescita acquisita a +2,6%

Tornando ai dati sul Pil, per quanto riguarda il 2022, la crescita acquisita, cioè il dato che si raggiungerebbe in caso di variazione congiunturale nulla nei restani trimestri dell’anno, è pari al 2,6%. Nel primo trimestre dell’anno la spesa delle famiglie sul territorio economico ha registrato una diminuzione in termini congiunturali dello 0,9%. In particolare gli acquisti di beni durevoli sono cresciuti del 2,7% e quelli dei beni semidurevoli del 2,4%. Per contro, i consumi in beni non durevoli sono diminuiti dell’1% e quelli di servizi del 2%.

Il primo trimestre del 2022 ha avuto una giornata lavorativa in meno del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al primo trimestre del 2021.
Rispetto al trimestre precedente, e per i principali aggregati della domanda interna, si rileva una diminuzione dello 0,6% dei consumi finali nazionali, a fronte di un aumento del 3,9% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, del 4,3% e del 3,5%.

 

 



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