La Russia prende il controllo di Internet nelle zone occupate dell’Ucraina


Nelle zone occupate dell’Ucraina Internet passa sotto il controllo della Russia. Il traffico web viene reindirizzato, e sottoposto alla potente macchina di sorveglianza e censura del Cremlino.

Nella città di Cherson, ad esempio, alla fine del mese di maggio le connessioni Internet si sono improvvisamente interrotte senza che gli utenti potessero collegarsi e visualizzare le pagine web.

Il black-out delle comunicazioni online, durato diverso tempo, non è stato provocato da guasti, danneggiamenti o disfunzioni del sistema. Dietro le quinte, gli occupanti russi hanno obbligato provider ucraini come SkyNet (Khersontelekom) a disconnettersi e a far passare la connessione attraverso l’infrastruttura russa.

 

Attacco ai provider ucraini

NetBlocks, sito con sede a Londra dedicato al monitoraggio di Internet, ha registrato un blocco totale che ha colpito tutta la regione di Cherson interessando vari fornitori di servizi web.

Le truppe russe che, nel caso di Status hanno fatto irruzione nei locali della società, hanno costretto gli Isp (Internet service provider) ucraini a dirottare il traffico sulle reti Rostelecom e Miranda Media (costituita dopo l’annessione della Crimea del 2014), sotto il diretto controllo di Mosca e dei suoi alleati.

Molti utenti ucraini si trovano davanti a una difficile scelta : restare disconnessi senza poter comunicare oppure ottenere l’accesso online ma essendo sottomessi all’occhio vigile dello Stato russo.

Complessivamente, secondo Liliia Malon, commissaria dell’autorità di regolazione delle infrastrutture digitali e delle telecomunicazioni dell’Ucraina, sono oltre 700 i provider del paese di Zelensky presenti nelle aree occupate, suscettibili di diventare oggetto delle mire della Russia.

 

Obiettivo Donbass

Anche nel Donbass, la strategia russa è quella di annettersi territori e Internet. In questa regione, la copertura di tre dei maggiori fornitori di servizi online ucraini è stata drasticamente ridotta a causa dei danni dovuti ai bombardamenti. Va sottolineato, a questo riguardo, che, stando ai dati dell’agenzia della cybersicurezza (State Services for Special Communication and Information Protection – SssCip), la guerra ha causato il danneggiamento o la distruzione di almeno il 20 per centro dell’intera infrastruttura delle telecomunicazioni dell’Ucraina.

In una situazione di continua emergenza, nella quale ingegneri e tecnici si adoperano per garantire l’operatività dei network, Kyivstar, il più grande provider di banda larga e mobile dell’Ucraina (20 milioni di utenti), è in grado di fornire connettività soltanto a un quarto dei clienti serviti a Donetsk prima dell’offensiva russa e al 10 per cento a Luhansk. Il gruppo di telecomunicazioni Ukrtelecom ha, invece, tagliato ogni connessione a Luhansk. Mentre Lifecell è rimasto con una copertura residua del 9 per cento a Luhansk e del 66 per cento a Donetsk.

In uno studio di ricercatori della Université Paris-8 viene evidenziato come Internet in Donbass, dopo l’offensiva del 2014, così come la Crimea, sia progressivamente passato in mano a separatisti e invasori, integrato alle reti della Federazione russa.

L’esercito di Putin cerca, in primo luogo, di impossessarsi delle strutture, espropriando mezzi e dotazione tecnologica. Dopodiché, una volta impadronitisi delle apparecchiature, viene chiesto al personale ucraino di riconfigurare le reti per subordinarle al governo di Mosca. E, in caso di mancato aiuto, le forze russe agiscono autonomamente riuscendo da sole ad assolvere questo compito.

 

Traffico mobile nel mirino

La Russia, parallelamente, si muove per controllare il traffico cellulare. Nel Donbass c’è stata una rapida espansione dell’attività di operatori mobili dei separatisti come Phoenix e Lugacom che si sono avvalsi di strutture sequestrate alle società ucraine Lifecell e Kyvstar. La confisca di tecnologia ucraina ha, peraltro, comportato la possibilità di condurre attacchi informatici (come quelli di tipo SS7 a fini di spionaggio telefonico) contro obiettivi nemici, nel quadro della cyberguerra in atto.

Tuttavia, stando a quanto riportato nel blog di Enea AdaptiveMobile Security, sono state realizzate anche nuove torri di comunicazione cellulare. Stazioni radio base sono sorte nelle zone di Novokrasnovka, Starchenkovo, e Berdyansk. Vicino alla città di Kharkiv, l’intelligence militare ucraina ha, inoltre, denunciato l’installazione di strutture di Megafon, il secondo operatore di telefonia mobile della Russia. A Cherson, d’altra parte, è comparsa una nuova compagnia telefonica e sono state messe in vedita schede sim con prefisso russo.

 

Russificazione del cyberspazio

Assumere il controllo di server, linee di trasmissione, e torri cellulari – tutte infrastrutture cruciali, che consentono di accedere liberamente a Internet – è parte integrante del processo di russificazione dei territori occupati portato avanti dal Cremlino. Il che significa ricondurre sotto un meccanismo centralizzato di monitoraggio dei dati e delle informazioni il traffico online. Mosca, in questi anni, ha approntato sistemi come Sorm, al quale società web e provider Internet devono assoggettarsi, che permettono ai funzionari russi di spiare il traffico online e intercettare sms, email, e telefonate in spregio a diritti, libertà e privacy degli utenti.

La guerra porta a insasprire il controllo dall’alto, “intimamente coinvolto nel controllo quotidiano della vita dei suoi cittadini” (David Lyon), che si esercita in una forma sempre più rigida, senza alcuna possibilità di reciprocità, e acuendo la dimensione di isolamento verso l’esterno mirando a una Rete sovrana. “I network russi – spiega Liliia Malon – sono totalmente sotto il potere di Mosca”. Re-indirizzare Internet nei territori invasi vuol dire favorire la propaganda del Cremlino che ha lo scopo di fiaccare la resistenza e gettare discredito sulle autorità ucraine facendo credere alla popolazione di essere stata abbandonata dai loro vertici per creare consenso in questo modo all’occupazione russa.

 

 



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