Maturità, Mastroianni: “Il mio libro tra le tracce? Cresce la sensibilità alla vita digitale”



“Vivere in un mondo iperconnesso comporta che ogni persona abbia, di fatto, una specie di identità aumentata, occorre imparare a gestirsi non solo nella vita reale ma anche in quella virtuale senza soluzione di continuità…”. Agli oltre 530 mila maturandi è stato proposto per la prima prova di italiano di oggi, fra le tracce di riflessione critica (tipologia C), uno stralcio del saggio “Tienilo acceso. Posta, commenta, condividi senza spegnere il cervello” uscito da Longanesi nel 2018 e firmato dalla socio-linguista Vera Gheno e dal filosofo e giornalista Bruno Mastroianni. Gli autori, due fra i più noti protagonisti del dibattito attuale sulla cultura digitale pur con i relativi ambiti di interesse, discutono in quel volume di come costruire e gestire in modo attento e consapevole la propria reputazione online.

Agli studenti è stato dunque chiesto se nel proprio percorso di studi abbiano avuto modo di affrontare queste tematiche e di riflettere sulle potenzialità e sui rischi del mondo iperconnesso. È stato inoltre domandato loro di argomentare il proprio punto di vista anche in riferimento alla cittadinanza digitale, sulla base delle proprie esperienze, delle proprie abitudini e della propria sensibilità.

Mastroianni: “Un’emozione doppia essere tra le tracce della maturità”

“Per me è una doppia emozione. La prima è personale, quella di ritrovarmi accanto a grandissimi autori e giganti con i quali non sono minimamente degno di condividere il foglio delle tracce  – spiega Mastroianni a Italian Tech – la seconda è di tipo culturale: vedere che alla maturità si affronta il tema della gestione dei significati e delle relazioni nel digitale mi sembra un segnale importante per un percorso formativo in cui sta evidentemente crescendo la sensibilità alla sfera digitale dei cittadini”.

Quanto allo specifico della traccia, invece, nel brano si parla del fatto che siamo stabilmente connessi a internet e alle piattaforme che lo popolano anche quando non lo vogliamo: “Si tratta ormai di una condizione umana, nessuno se ne può veramente tirare fuori – aggiunge Mastroianni – nel libro, fra l’altro, si parla di quanto questo incida sulla presentazione di noi stessi. È davvero molto bello che abbiano proposto ai giovani di ragionare su come presentiamo noi stessi online e quanto questa identità aumentata ruoti intorno alla qualità dei continui atti di comunicazione in cui ci impegniamo ogni giorno: contenuti, frasi, immagini che rimangono permanentemente in rete e che attraversano i contesti, cioè non hanno mai un pubblico davvero definito. Trovo dunque molto utile che i maturandi possano rifletterci: bisogna capire che si tratta di una dimensione da coltivare fin da giovani proprio per costruire relazioni significative e non distruggerle”.

Dentro a queste riflessioni, infatti, c’è anche un discorso legato all’hate speech, cioè ai discorsi d’odio, e alla polarizzazione a cui i social network ci conducono quasi per natura, cioè per come sono progettati: “Di mezzo c’è il grande tema della reputazione. Oggi ognuno di noi è un piccolo personaggio pubblico che invia segnali sulla sua immagine attraverso le piattaforme digitali. Segnali che possono produrre effetti positivi o negativi sulla sua reputazione. Per l’homo sapiens è un cambiamento di scenario epocale: fino a pochi anni fa eravamo abituati a poter dividere molto più facilmente la vita privata dalla presenza pubblica. E quest’ultima avveniva per giunta in ambienti più circoscritti e controllabili. Ciascuno di noi ha invece oggi una vita pubblica digitale molto intensa e molto amplificata ed è bene fin da giovanissimi ragionare su cosa ci facciamo e come costruiamo quell’identità”. 



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