Perché la correzione automatica dell’iPhone ogni tanto ci fa impazzire


Finché non sono andato nelle impostazioni dell’iPhone per liberarmene manualmente, ero perseguitato dal più classico degli errori della tastiera. Lo ricorderete tutti (e magari qualcuno ne è ancora vittima): era sufficiente digitare “sa” perché il sistema operativo lo interpretasse come un’abbreviazione di “Sto arrivando!”. Una scelta simile a quella che automaticamente trasforma “cmq” in “comunque”, ma con una grossa differenza: “sa” è anche la terza voce singolare di un verbo diffuso come “sapere”.

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Risultato? Mille volte mi è capitato di scrivere frasi come “La mamma lo Sto arrivando!”. Nel caso vi capitino ancora cose simili sul vostro iPhone, per liberarvene dovete recarvi su “Impostazioni” → “Generali” → “Tastiera” e poi “Sostituzione testo”. Lì potete dare un’occhiata alle abbreviazioni preimpostate – o a quelle che magari avete inserito voi senza calcolare i rovesci della medaglia – e fare un po’ di ordine.

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Il noto caso dello “Sto arrivando!” non è certo l’unico antipatico errore in cui questi sistemi automatici ci fanno cadere. Sebbene non riguardi l’iPhone, è ormai celebre – e tutt’ora irrisolto – il problema di Google Docs (programma di scrittura in cloud) che suggerisce di correggere con l’errato “qual’è” ogni volta che qualcuno scrive correttamente “qual è” senza apostrofo. In questo caso – essendo Docs un programma in cloud che impara dal modo in cui scrivono tutti i suoi utenti – il problema è che, evidentemente, la maggior parte degli italiani commette uno dei più classici errori grammaticali della nostra lingua, insegnandolo così all’intelligenza artificiale di Google

Anche all’interno dell’iPhone, però, l’intelligenza artificiale alla base della correzione automatica è a volte imprevedibile. Prima di tutto, come funziona la correzione automatica su iPhone? Joanna Stern del Washington Post se l’è fatto spiegare direttamente da Ken Kocienda, che è l’uomo che ha inventato questo sistema prima di lasciare Apple nel 2017. “Quando digiti, l’algoritmo di autocorrezione cerca di capire in anticipo cosa tu voglia scrivere osservando vari elementi, tra cui dove le tue dita sono atterrate sulla tastiera e quali sono le altre parole nella frase, paragonando al contempo questo frammento di parola con quelle incluse in due dizionari invisibili”.

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Il primo di questi due dizionari è quello statico: incorporato in iOS, contiene le parole e i nomi più comuni, compresi quelli di alcuni prodotti o squadre di calcio. C’è poi il dizionario dinamico, che viene creato nel tempo mano a mano che utilizziamo il telefono. Questo consiste in parole uniche nostre. Magari il cognome di un nostro amico inserito in rubrica o i nomi delle app installate.

Ci sono poi alcune parole (spesso gergali o che impieghiamo con gli amici stretti) che utilizziamo normalmente ma che non esistono nei dizionari tradizionali. Anche in questo caso, e sempre sfruttando gli algoritmi di machine learning, l’iPhone impara con l’uso: alla terza volta che digitate quella parola, il vostro telefono impara che è una parola che volete utilizzare e la aggiunge al dizionario dinamico, smettendo così di trasformarla in qualcos’altro. “Il dizionario statico e quello dinamico condurranno quindi una piccola battaglia tra loro”, ha spiegato Kocienda. “Il software è progettato per scegliere il vincitore, ma non sempre sceglie quello che avreste voluto”.

Come fare nei casi in cui il sistema di correzione continua a modificarvi le parole in qualcos’altro (o a suggerirvene di sbagliate, qualora abbiate disattivato la correzione automatica)? Ecco un trucchetto che potrà esservi utile: tornate nelle impostazioni della tastiera ed entrate in “Sostituzione testo”. Qui inserite sia nel campo “frase” sia nel campo “abbreviazione” la parola che continua a venirvi corretta. In questo modo, il sistema di autocorrezione vi lascerà in pace.

La mia personale tortura è invece leggermente diversa. Da quando ho cambiato iPhone, per qualche strana ragione il telefono non capisce più immediatamente quando voglio scrivere “c’è” e quando invece “ce”, facendomi spesso cadere in un “cè” di cui mi vergogno terribilmente. In questo caso, non posso dire all’iPhone di sostituire sempre “ce” con “c’è”, essendo entrambe parole di uso comune. Il compromesso è stato quello di inserire nella Sostituzione testo “cè”, spiegando che deve cambiarlo in “c’è”. È meno immediato di un tempo, ma almeno mi permette di evitare brutte figure.

Ci sono però alcune parole che l’iPhone non impara mai, indipendentemente da quante volte le digitiate sul vostro smartphone. Sono le parolacce. Come si dice in questi casi, il fatto che l’iPhone non impari “non è un bug ma una feature”. Per quanto riguarda le parolacce, infatti, esse sono tutte presenti nel dizionario statico dell’iPhone, ma di fianco hanno un virtuale asterisco con la scritta: “Non aiutare mai nessuno a digitare queste parole”. Non è moralismo, bensì la volontà di evitare che l’autocorrezione, sbagliando, modifichi qualche parola sconosciuta in una parolaccia mentre magari state scrivendo una mail al capo o alla nonna.

Tra incomprensioni, errori e precauzioni, c’è però una cosa di cui sarò sempre grato al mio iPhone: mi consiglia sempre correttamente l’uso di “qual è”, rigorosamente senza apostrofo. Almeno in questo, vince sicuramente su Google.

 



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